Julie Bonifas
Il movimento come linguaggio

Julie Bonifas è una ballerina professionista diventata educatrice del movimento, con base a Parigi. Anni di insegnamento e di pratica l'hanno portata a sviluppare M.A.T (Motion Art Therapy), un metodo che affronta il movimento non come prestazione, ma come un percorso per tornare a sé.
Dove pratichi e com'è quello spazio?
«Amo insegnare in spazi luminosi, armoniosi e rilassanti, che invitano naturalmente a rallentare, respirare e riconnettersi con sé stessi. Per me il luogo è essenziale: deve essere uno spazio in cui ci si può posare, sentire e ritrovare una forma di serenità interiore.»
Com'è una tua sessione tipo?
«Una sessione inizia sempre con un momento di centratura. Ci prendiamo il tempo di fermarci, respirare, tornare alle sensazioni e prendere coscienza di ciò che accade nel corpo. Il movimento non si forza: si ascolta. Il respiro si installa in modo naturale, il corpo si libera gradualmente dalle tensioni e ritrova le sue capacità naturali di movimento. Non si tratta di prestazione, ma di un'esplorazione del corpo attraverso il respiro, le sensazioni, il movimento, l'energia e la serenità.»
Cosa ti ha avvicinata al tipo di movimento che pratichi?
«Il mio sguardo sul movimento si nutre profondamente del mio percorso di ballerina professionista, che è stato il mio primo linguaggio corporeo. Con gli anni ho sentito il bisogno di sviluppare un approccio più globale, più consapevole e profondamente orientato al benessere. Motion evoca il movimento del corpo, ma anche ciò che ci mette in movimento interiormente: le sensazioni, le emozioni e l'energia vitale. Art si riferisce alla dimensione sensibile, espressiva e intuitiva del movimento. Therapy richiama l'aspetto profondamente riequilibrante, riparatore e terapeutico del metodo.»
Cosa significa per te la costanza nella pratica?
«Per me la costanza è una forma di igiene di vita, tanto fisica quanto mentale. Cerco di praticare ogni giorno, anche se non sempre nella stessa forma. Certi giorni può essere una sessione completa, altri un momento di respiro, di mobilità o semplicemente un momento per tornare a me stessa. Perché una pratica duri nel tempo deve restare viva, piacevole e profondamente legata al piacere. Servono molto ascolto, dolcezza e gentilezza verso sé stessi.»
Una cosa che hai sempre a portata di mano quando ti sposti?
«Senza esitare: il mio tappetino. È il mio spazio di pratica, di centratura e di riconnessione. Ovunque io sia, mi permette di tornare al mio corpo, al mio respiro e al mio equilibrio.»
Organizzi eventi al di fuori dei tuoi corsi abituali?
«Sto sviluppando diversi progetti attorno a M.A.T, in particolare masterclass immersive dedicate al movimento, al benessere, alla consapevolezza corporea e al riequilibrio globale. I prossimi eventi sono pensati come spazi profondamente accoglienti, dedicati alla riconnessione con sé stessi attraverso il movimento, il respiro, le sensazioni e il benessere.»
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